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Riccione (Arciòun, Arzòn o Arzùn in romagnolo) è un comune italiano di 34.276 abitanti della provincia di Rimini.
Le origini dei primi insediamenti a Riccione sono lontane nel tempo, poiché i più antichi ritrovamenti archeologici presenti su questo territorio sono datati al II secolo a.C.. Pare però che il territorio avesse ospitato comunità precedenti come testimoniato dal museo cittadino del territorio. La posizione lungo la via Flaminia, strada di collegamento che a Rimini si raccorda con le direttrici verso Ravenna (e il porto di Classe) e verso la pedemontana per Piacenza e Milano (che i romani a più riprese avevano trasformato in Via Emilia), contribuisce allo sviluppo dell'insediamento romano di Riccione. Al tempo della Repubblica romana, Riccione era nota col nome originale di Vicus Popilius ed era concentrata attorno al sito originario, oggi visitabile a San Lorenzo (scavo aperto sotto la farmacia). A poca distanza c'è il ponte romano sul Rio Melo. I contatti con popoli lontani da parte dei riccionesi dell'epoca romana sono testimoniati dai resti archeologici rinvenuti presso le necropoli di questo centro. Difficile ricostruire il duro periodo delle invasioni barbariche, difficile anche indagare sull'alto medioevo. Pare che una salita posta sulla Flaminia, costringesse a richiedere aiuto per mezzo di forze animali, da aggiungere ai carri particolarmente carichi (si sono ritrovati i resti di un primitivo "impianto di salita" molto interessante e particolare). Nel 1260 si insedia a Riccione la famiglia fiorentina degli Agolanti, legati ai signori di Rimini Malatesta e dei quali rimangono tuttora i resti del castello sulle colline della città. Passando dall'epoca dei vicariati (i Malatesta non erano i veri signori della città, ma vicari del Papa) a quella del definitivo controllo del territorio da parte dello Stato della Chiesa, si entra nell'epoca dell'Antico Regime: non particolari avvenimenti si succedono, ricordiamo però che attorno al '600, lungo la spiaggia vengono costruite delle torri di guardia, a difesa del territorio dalle scorrerie dei pirati. Si conserva ancora il testo con le regole da seguire, in caso di avvistamento di estranei provenienti dal mare (naufraghi da mettere in quarantena o sbarchi ostili). Dal Cinquecento all'Ottocento si assiste ad una espansione della spiaggia, che non si sapeva come utilizzare; si segnalano addirittura progetti di utilizzo di parte dell'arenile (in alcuni specchi d'acqua della tenuta Salvoni, nel 1884) come campi per risaie. Progetto poi avversato con successo da chi invece intendeva utilizzare l'arenile a scopo turistico. Le origini del turismo a Riccione risalgono alla fine dell'Ottocento, quando cominciano a sorgere in città eleganti residenze utilizzate da ricchi personaggi che giungevano sul posto per mezzo della linea ferroviaria Bologna - Ancona, pienamente operativa attorno all'ultimo ventennio dell'Ottocento. Nel 1880 il conte Giacinto Soleri Martinelli, dopo aver acquistato una fascia di terreni dal fosso Martinelli all'attuale viale Ceccarini, diede il via alle prime lottizzazioni destinate ad edifici per la villeggiatura, pensando ad un progetto di città giardino simile a quello già attuato alla Marina di Rimini. Un'impronta decisiva alla città si deve ai coniugi Ceccarini ed in particolar modo alla moglie, Maria Borman, di origine statunitense, a cui venne dedicata una lapide negli anni novanta sul lungospiaggia che porta il suo nome, la quale, vedova del marito medico, diede un notevole apporto economico per la costruzione dell'ospedale cittadino, e per tante altre importanti iniziative sociali. In suo onore è stata eretta anche una statua, installata il 9 ottobre 2012. La statua è stata realizzata per iniziativa della Famija Arciunesa dallo scultore cesenate Leonardo Lucchi. Mentre infuriava la Prima Guerra mondiale, Riccione subì uno sciame sismico, terminato con il terribile schianto del 16 agosto 1916, che devastò la cittadina. Riccione nell'immediato dopoguerra cominciò una ripresa sorprendente, accelerata dopo l'affrancamento dal comune di Rimini per effetto del regio decreto del 19 ottobre 1922. Dunque in quest'anno 1922 Riccione cessa di essere una frazione del comune di Rimini e diventa comune autonomo. Il primo sindaco, eletto il 4 novembre 1923, fu Silvio Lombardini (1866-1935), pubblicista ed editore, originario di Santarcangelo. Benito Mussolini nel 1934 acquistò una villa a Riccione, che utilizzò per le vacanze (ricavata da due proprietà che vennero unite, con la chiusura di una strada pubblica) e che divenne sua residenza estiva per dieci anni; una parte di essa fu lasciata in abbandono per anni ma è stata poi restaurata. Spettacolari i suoi soggiorni, con arrivo in idrovolante e con la presenza di una nave da guerra al largo della costa. La nave Aurora, lunga 75 metri, di proprietà di Mussolini e bottino di guerra pagato dall'Austria. Oggi villa Mussolini è aperta ad eventi pubblici. Negli anni trenta vengono realizzati gli allacciamenti alla rete di luce, acqua e gas. Nasce l'Azienda di Soggiorno e la filovia, sono costruiti i ponti sul Melo e sul Marano. La città conta un afflusso medio annuale di 30.000 turisti e più di 80 strutture alberghiere. Le ville ricche di verde che avevano fatto definire questa località la Perla Verde dell'Adriatico, cominciano già a cedere il posto a nuove strutture alberghiere. Il fronte della seconda guerra mondiale passa non senza provocare danni e vittime. Il decisivo decollo del settore del turismo si ha nel dopoguerra, quando Riccione, congiuntamente al suo turismo di massa, diventa una passerella mondana, meta vacanziera di personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport quali Pelé in viaggio di nozze, Mina, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida e tanti altri. Molta parte della storia riccionese durante il ventennio e il boom turistico è raccontata dal defunto Dante Tosi (cui è dedicata la banchina del porto) e da Giancarlo D'Orazio, che a lungo frequentò gli ambienti-bene sia della scintillante Riccione, sia del boom. |
✉ CONTATTO: alberto.modena@live.it
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